L’eurodeputata danese Hanne Dahl dovrebbe fare scuola. Si è portata la figlioletta neonata al Parlamento europeo, per non mancare alle sedute. Gira tra i banchi e i colleghi con la pupa in braccio. Che meraviglia. Se c’è un modo per risolvere il conflitto lavoro-maternità, quello è portarsi i pupi dentro gli uffici. Vuol dire che a ogni azienda deve corrispondere un asilo aziendale, anche mini, vuol
dire che i colleghi e le colleghe devono imparare la tolleranza, vuol dire che non può esistere una separazione netta di otto o nove ore al giorno tra il tempo che si dedica al lavoro e il tempo che si dedica ai bambini. Sembra la descrizione di un mondo
futurista dove le macchina volano. Invece dovrebbe essere semplicemente la realizzazione della parità vera, quella che non comporta la rinuncia alla maternità.
Francesco Maria Dice:
27 Marzo 2009 alle 2:52 pm(il sito di Francesco Maria)
“(…)vuol dire che non può esistere una separazione netta di otto o nove ore al giorno tra il tempo che si dedica al lavoro e il tempo che si dedica ai bambini(…)” questo è un po’ il “rischio” di un “eccesso” di attenzione. Credo che un distacco ci debba essere, pena il farsi assorbire - anche con i figli - totalmente dal lavoro.
Arianna Dice:
15 Aprile 2009 alle 11:39 am(il sito di Arianna)
Eh, io fino a due anni fa ho lavorato in un ufficio con 9 soci ultracinquantenni e tre dipendenti sotto i trenta… figuriamoci l’asilo! Però per le aziende grandi sì, si dovrebbe davvero fare!
Arianna Dice:
15 Aprile 2009 alle 11:53 am(il sito di Arianna)
Scusa l’OT (puoi cancellare questo commento, dopo) ma sapresti dirmi il nome del plugin che hai nella sidebar, quello con le informazioni sull’articolo che si sta leggendo?
Ti sarei davvero grata, non riesco a trovarlo!
Ciao
GAbriella Dice:
24 Aprile 2009 alle 3:19 pm(il sito di GAbriella)
ha fatto bene, poiché anche io l’ho fatto, nello studio dove lavoro. O così, o non si lavora e non si tira avanti!
Barbara Dice:
22 Maggio 2009 alle 9:53 am(il sito di Barbara)
Bhe che dire…. dopo 7 anni di lavoro in una grossa azienda in Liguria, sono stata costretta a dare le dimissioni…l’azienda non mi è venuta in contro e io, novella mamma, ero diventata scomoda….che tristezza!!!!!
francesca Dice:
9 Giugno 2009 alle 11:38 am(il sito di francesca)
Io la bimba al lavoro non la posso portare, per questo pago un asilo che è quasi la mia borsa di studio alla Sapienza di Roma, che possiede un asilo nido, ma è solo “per dipendenti”, cioè per le applicate di segreteria e le docenti, che, è inutile specificare, o hanno figli maggiorenni o non ne hanno affatto, in quanto la loro età media (di prof e segretarie) si aggira intorno ai 55 anni. Quando ero incinta, di anni ne avevo ventiquattro, ed ho cercato asili disperatamente, in quanto vivo lontano dalla mia famiglia e da quella del mio compagno, e non ho NESSUNO che ogni tanto mi prenda la bambina e se la tenga quel paio di ore che servono per pulire, o, miraggio, continuare a studiare un altro po’.
Quando ho fatto il concorso per il dottorato ero laureata da due mesi, ed incinta di tre. Inutile dire che ho nascosto la pancetta per evitare arbitrari pregiudizi. Inutile dire che, quando ho chiesto se era prevista una qualche maternità, mi hanno detto che potevo rinunciare per un anno al dottorato e quindi alla borsa…logico, no? tu fai un figlio e rinunci a quei quattro spicci che ti danno…naturalmente ho pensato di continuare. Conclusione: dopo dieci giorni dal parto ero all’uni per una lezione di un celebre professore, che mi ha anche interpellato personalmente e io, che stavo pensando al latte che tra un po’ avrebbe cominciato a fuoriuscire, ci ho fatto una pessima figura…mentre la pupa era sotto a strillare con il padre che mi tempestava di telefonate “quando ti sbrighi” sapendo che in una lezione di dottorato non è che mi posso allontananare e stare due ore al telefono…
Sono contenta di mia figlia, che ho educato ESCLUSIVAMENTE io, in quanto l’apporto di suo padre è stato inutile. E quando dico che tornava tardi, non palro delle otto-nove, parlo delle due-tre, voi capite, anzi dormiva in ufficio pittosto che rientrare.
Io comunque il peso della maternità lo sento, quando vado in giro da sola cerco di fare di tutto per non sembrare una mamma, per vedere cioè se c’è qualcosa di intrinseco all’essere mamma, che emerge anche se tu cerchi di nasconderlo. Non so se ci riesco.
Devo dire che i primi mesi, che ho trascorso quasi sempre da sola, ho provato una solitudine immensa, acuita dal fatto che il mio cosiddetto compagno era totalmente disinteressato a noi due, che le mie amiche sono sparite, che le mie sorelle più giovani erano troppo impegnate per venire a trovarmi. E’ stato terribile. In più mia figlia piangeva sempre, perchè non riusciva ad allattere bene, e suo padre era fissato che l’allattemento doveva avvenire al seno, quando era chiaro che sia io che lei vivevamo la cosa in maniera pessima. La piccina addirittura si strappava i capellini perchè non riusciva. Ero così debole che neanche avevo la forza di uscire e di andare a comprarle il latte artificiale, in più avevo paura che quello si arrabbiasse, e che mi accusasse, cosa che ha sempre fatto, di essere una madre incapace.
Il secondo giorno della nascita di lei, io che non avevo dormito per quell’accidente di baby-rooming (tieniti il pupo tutta la notte dopo che hai avuto quasi ventiquattr’ore di travaglio), lui sapete che fa? mentre io avevo delle difficoltà a mettere il mio primo pannolino, lui me lo toglie dalle mani e dice: vedi che anche in questo sono migliore di te?…PENSATE COME HO VISSUTO I MESI E TUTTA LA VITA FINO ADESSO DELLA MIA BAMBINA: NON CHIEDENDO AIUTO A NESSUNO, E MEN CHE MENO a lui, per non sentirmi accusare di essere una mamma incapace.
E’ stato durissimo.Io non sono riuscita ad educarlo, come diceva Elena molti messaggi fa, ancora l’altro iorno ha fatto per l prima volta il bagno alla bambina senza farla piangere, e non ha mancato di sottolineare che quando lo faccio io piange sempre. Tutto quello che fa prima o poi lo rinfaccia, ed allora io cerco di chiedere il meno possibile, mi spremo fino all’ultimo, tra lvoro casa e bambina, quando lui arriva e lei piange io me la prendo e la porto via, tento di calmarla, perchè se no lui attacca con la tiritera che è una bimba capricciosa, che io la vizio e cazzate simili. Io non la vizio: sono il suo unico rferente, perchè lei sta sempre e solo con me, in quanto lui, quando c’è le dedica dieci minuti, qualche pernacchia e capriola, o magari ci si arrabbia, facendola piangere ancora di più.
Io vorrei che lei stesse a volte sola con lui, e giuro che ho fatto di tutto per crescerla indipendente anche da me,ma di lasciarla sola con suo padre, non ne vuole sapere.
Risultato: privata di tutte le mie relazioni, famigliari, personali, a stento lavorative, la mia unica amica è mia figlia, una bimbetta di due anni.
Io sono quattordici anni più giovane del mio compagno, e per lui da ragazza allegra e piena di vita mi sono trasformata in una mammma-serva a tempo pieno. Quando rivendico il mio tempo, vengo accolta come una demente che non si rende conto che la sua vita di ragazza è finita.
Io non sono stufa di essere mamma, sono stufa di un rapporto di coppia in cui essere mamma è diventata la mia tomba.
Quando torna a casa lui dice che mi vede sempre triste e imbronciata, mai sorridente: io a sorridere non ci riesco, il peso di tutte le cose che devo fare mi sovrasta, il lavoro, la casa, la bambina a tempo pieno. Se avessi degli orari più severi, lui non so come reagirebbe, al prendersi le piccole incombenze quotidiane della piccola. C’è da credere che mi proponga, a fine dottorato, di fare uno squallido part-time in un call-centre, dopo che io è tutta la vita che studio per fare la carriera accademica.
In più mi devo sentire dire dalla sua grassa sorella che posso fare il concorso d bidella, quando finisco, perchè quando si hanno figli si deve pensare solo a loro.
Anche il mio compagno non fa che ripetermi: quando finisci il dottorato cosa speri di trovare? non sai fare niente, non hai una laurea in economia (lui ce l’ha), che puoi fare? Niente!
A me, signore, la maternità mi è a quanto pare costata i sogni di tutta una vita, un progetto che porto avanti da quando avevo sei anni, per il quale ho sempre lavorato a fondo
senza mai “divertirmi” come facevano le altre ragazze.
Una figlia da giovane può davvero stroncare tutti i miei sogni? Non so, io quando la guardo penso di avere fatto qualcosa di importante, quando mi cerca perchè io le spieghi “quetto cos’è” mi sento importante per lei, il suo tramite nella comprensione del mondo, che è la cosa che più mi rende orgogliosa, di tutti i sacrifici, le umiliazioni, le difficoltà e i pianti, la mia bimbetta è precoce ed intelligentissima come la sua mamma, la sua voglia di capire e di apprendere è il regalo più bello, l’idea di essere la sua guida (fino a quando vorrà lei), di poterle confidare i miei ricordi, le mie impressioni di tutta una vita, mi ricompensano.
Penso a quel film con Smith, diretto da Muccino, e che l’infinito egocentrismo maschile ha trasformato una lotta quotidiana femminile in un storia di padre e figlio.
non sono una fanantica del gender, ma penso che noi in Italia avremmo bisogno di un bel film o di un bel libro che fotografino questa vita durissima che fanno le donne oggi nel nostro Paese.
Sapete che errore ha fatto mia madre? mi ha cresciuto trasmettendomi, nonostante i suoi sacrifici e tutto, un amore per la vita “libera” da figli e marito, di cu magari neanche lei era consapevole. Quando sarrai grande e lavorerai, era la sua promessa per un futuro felice, ovviamente senza neanche menzionare i figli. Risultato: quando ho avuto una figlia, io, che avevo concentrato tutte le mie forze nelle mie capacità personali, ho subito una delusione per la vita di famiglia enorme, non mi ci riuscivo neanche a configurare.
A noi, che siamo nate negli anni Ottanta, non ci dicono proprio che avremo , anzi, che desidereremo un figlio un giorno.
L’idea di una vita senza famiglia, secondo me, ha sedotto anche mia madre.
Il mio compagno, cresciuto come tutti i maschi italiani, con una madre taglia cinquanta tutta intenta a cucinare e a servirlo e mantenerlo fino a trentadue anni, non riesce neanche ad avere a che fare con me, però si lamenta che non andiamo a letto. Scusate, dopo che siete in piedi dalle sei e mezza, portato e preso la bambina da scuola, lavorato, pulito, stirato e cucinato, siete veramente sicure di riuscire a proiettarvi in una infuocata notte di passione? Io no, e poi, scusate, neanche mi va di andare a letto con uno che crede che le energie io le compro al mercato, che tanto sono giovane, che i giovani d’oggi non fanno sacrifici (ah sì, e i miei sono bruscolini, no?). Certe volte gli dico di trovarsi un’amante, che io ho troppo da fare per queste cose.
La mia idea di famiglia, onestamente, era diversa. Era una libera unione di due persone che si amano e che si dedicano ai propri figli con buona volontà, non un saccheggio delle energie e un ignorare i sentimenti altrui.
Forse io ho sbagliato persona, ma ne ho veramente le scatole piene, perchè penso che selui mi aiutasse un po’ di più non avrei tante difficoltà, come mammma, o comunque le supererei meglio.
Fail Safe Dice:
26 Giugno 2009 alle 10:11 pm(il sito di Fail Safe)
che razza di mondo avete costruito.
E’ tutto un gigantesco pasticcio.
Un rimbalzare come palle di gomma tra il pavimento e il soffitto.
Come palline da flipper tra un totalizzatore e l’altro.
Femminilità : anno zero.